Storia

# Nacque la Società Sportiva Stivo

I fatti che distinsero il secondo decennio del 1900, durante il quale nacque anche la Società Sportiva Stivo, ebbero molta importanza pure nell'ambito della vita dell'Oltresarca.

In quel periodo l'Italia era da poco uscita dalla Grande Guerra portandosi appresso un costo umano ed economico immane. Venne così a crearsi una situazione abbastanza negativa e di malessere. Fu in questo periodo, e più precisamente il 24 giugno 1922, che, alla presenza di una sessantina di giovani, venne costituita la Società Sportiva Stivo, con sede in Bolognano, nel comune di Oltresarca.

In quel periodo l'Italia era da poco uscita dalla Grande Guerra portandosi appresso un costo umano ed economico immane. Venne così a crearsi una situazione abbastanza negativa e di malessere. Fu in questo periodo, e più precisamente il 24 giugno 1922, che, alla presenza di una sessantina di giovani, venne costituita la Società Sportiva Stivo, con sede in Bolognano, nel comune di Oltresarca.

Nell'ambito della prima assemblea venne letto e modificato in certe parti lo statuto sociale, redatto precedentemente da un apposito comitato promotore.
Così corretto esso venne approvato e si passò quindi alla nomina della prima direzione, la quale elesse come presidente il signor Benedetti Giuseppe.

# Benedetti Giuseppe, il primo Presidente

Benedetti Giuseppe - Primo presidente

Giuseppe Benedetti nacque a Vezzano il 30 maggio del 1876. Studiò a Rovereto e conseguì il diploma di abilitazione magistrale nel 1896.
Insegnò a Tenno e a Dro e nel 1912 venne a Bolognano, dopo il ritiro dall'insegnamento dell'altro benemerito maestro Angelo Maino.
Prima di giungere nella nostra zona, era stato maestro a Vadena, sentinella avanzata d'italianità nell'Alto Adige, in quella scuola del la Lega Nazionale.

Ciò gli costò, durante la prima guerra mondiale, non piccole noie e persecuzioni. Visse sempre ritirato e schivo da ogni esibizionismo, dedito unicamente alla famiglia, alla scuola, alla cultura delle scien ze naturali ed artistiche e sempre molto attento al sociale.

Fu infatti eletto, nel 1922, primo Presidente della Società Sportiva Stivo e più tardi fu chiamato pure alla presidenza della scuola ma terna di Bolognano che, grazie al suo impegno e con l'aiuto del signor Giambattista Saibanti, divenne competitiva con le migliori esistenti nel Trentino.

Dopo la seconda guerra mondiale fu sempre lui che con gli anziani soci fondatori e le nuove leve ricostituì la nostra società.

Andò in pensione nel 1942 dopo ben 42 anni di ininterrotto servizio e morì il 3 novembre del 1962 lasciando, oltre che un grande ricordo di profonda stima nei suoi confronti, anche quello di un presidente molto democratico ed altruista, sempre alla ricerca di un forte coinvolgimento materiale ed affettivo nei suoi collaboratori che in questo modo riuscirono a mantenere ferventi tutti i settori della società.

# Le sezioni del 1922

SS Stivo - La nostra storia

Sin dall'inizio della sua attività, la S.S. Stivo venne divisa in singole sezioni e più precisamente: ognuna con un caposezione e con l'immediata iscrizione al Touring Club Italiano ed alla Federazione Ciclistica Trentina.

La sezione suonatori venne formata dalla banda Orfeo ed il suo scopo fu quello di partecipare a raduni, feste religiose e sagre popolari anche fuori del comune, mentre la sezione alpinisti si occupò di tutto quello che riguardò marce ed escursioni in montagna.

La sezione palloncina, invece, si costituì in squadre di quattro elementi praticanti un gioco di palla che, a seconda del materiale di costruzione, veniva eseguito con il pugno o con la mano aperta.

In un caso, per esempio, essa era fabbricata con una vescica di maiale piena d'aria, avvolta in una sorta di cotone idrofilo tenuto insieme da uno spago molto resistente posto a trama ed ordito. Sulla palla così ottenuta si tesseva, con un'altra funicella, una specie di rete. La palloncina, che fra l'altro doveva avere un peso ben determinato, du­rante la partita veniva immersa nell'acqua per renderla pesante per la battuta a pugno. È fuori dubbio la spettacolarità e lo stato dei giocatori alla fine di ogni gara. Vi era poi un altro tipo di palloncina, costituita dal lo stesso materiale usato per la fabbricazione delle gomme per le biciclette dell'epoca ed era giocata con la mano aperta. Il suo peso era notevolissimo ed al termine della partita lo spessore dei palmi era il doppio del normale. Frequenti erano le gare di questa specialità che si disputavano sulla piazza della chiesa di Massone con le squadre della S.S.Olivo di Arco.

SS Stivo - La nostra storia

Per quanto riguardò invece la sezione ciclisti, fra i suoi pionieri ci furono i signori Miorelli Epifanio, fra l'altro caposezione, Aleardo Ioppi, anche marciatore, Mario Prati, Adone Caproni, Basilico Bertamini, Angelo Giuliani e Giuseppe Povoli.

In mancanza di gare ciclistiche ufficiali, l'intraprendenza della squadra e della società si concretizzava nell'organizzazione di gite in bicicletta e nella partecipazione a convegni sportivi che si tenevano in provincia.

Molte volte i premi erano costituiti da semplici scambi di medaglie fra le società partecipanti. Non mancavano comunque gite ciclistiche di un certo impegno come quelle di Tenno - Ballino - Campi - Ponte Arche - Sarche - Tione e ritorno, oppure Oltresarca - Varignano - Gavazzo - Lago di Tenno - Deva - S.Giacomo - Riva - Arco.

Nel 1927 la Federazione Ciclistica Trentina cessava la sua attività ed allora anche la nostra sezione ciclisti passava sotto la protezione dell'U.V.I. (unione velocipedistica italiana).

SS Stivo - La nostra storia

Già nell'ambito della prima riunione societaria si tenne a ribadire l'intenzione affinché la Società Sportiva Stivo non avesse avuto a parteggiare politicamente per alcuno. Si fissò inoltre per il giorno 22 agosto 1922, come prima gita alpina, il Monte Stivo, per inaugurare così il nome della società stessa.

Alla ditta "P. Landi" di Milano, venne affidata la realizzazione dello stemma raffigurante le varie attività sociali con lo sfondo del monte Stivo solcato dai suoi sinuosi sentieri e di un aereo sfrecciante nel cielo, probabilmente per ricordare i successi che l'ingegner Gianni Caproni stava raccogliendo altrove, nel campo della costruzione degli aeroplani, in quel periodo.

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